IL MIO ESAGERAME ATTORNO AL FATTURATO PER L’INCAMICIATURA DELL’ULISSE #5

ovvero ecco le frasi che ho sottolineato (a puntate) durante la lettura dell’ Ulisse di James Joyce – è poi pieno di interiora e di organi interni, e in molti luoghi si indulge in modo quasi maniacale nella rappresentazione del loro funzionamento

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Piazzista di carta assorbente. Lui fa il piazzista di inserzioni pubblicitarie. Uno degli ubriachi decifrò il nome: – Gli estremi si toccano. I cimiteri cinesi con piantagioni di papaveri giganti producono il miglior oppio m’ha detto Mastiansky. Ogni uomo ha il suo prezzo. Con ringraziamenti. Penso che il terreno s’ingrasserebbe ben concimato di cadaveri, ossa, carne, unghie, fosse comuni. Spaventoso. Poi cominciano a diventar neri e ne cola fuori una melassa. Naturalmente le cellule o come diavolo si chiamano seguitano a vivere. Si ricombinano. Praticamente non smettono mai di vivere. Niente da mangiare mangiano se stesse. Devono generare un fottìo di vermi. Il terreno ne deve pullulare. La testa te la fa proprio girrare. Quelle belle ragazze in riva al marre. Ai morti poi agli uomini almeno piacerebbe sentire una barzelletta o due e le donne sapere le ultime sulla moda. Dicono che Robinson Crusoe è realistico. Bene allora lo seppellì Venerdì. Ogni Venerdì seppellisce un Giovedì a pensarci bene. Seppellitemi nella mia terra natìa. Sciocca superstizione quella del 13. Pausa. Se a un tratto tutti fossimo qualcun altro. Anche il povero babbo se ne andò via. Pensa mai al buco che lo attende? Dovrebbe esserci una legge fare un buco nel cuore ed accertare o una sveglia elettrica o un telefono nella bara e un qualche tipo di presa d’aria di tela. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ah, i nomi. Ma li conosce tutti. Il suo nome di battesimo, scusi. Non mi ricordo bene. Be’ per tutti i. Entrato nel riposo dicono i protestanti. Mettere un grammofono in ogni tomba o tenerne uno a casa. La domenica dopo pranzo. Metti un po’ su il povero trisnonno. Craaaac! Prontoprontopronto sono felicissimo crac sonstrafelice… strafelicerivedervi prontoprontopronto sono feli poprszs. Un cadavere è carne andata a male. Annegare dicono che è il più piacevole. Le lunghe forbici di Red Murray tagliarono via l’inserzione dal giornale con 4 colpi netti. Forbici e colla. Pieghe grasse del collo, grasso, collo, grasso, collo. La porta dell’ufficio di Ruttledge mormorava: iii: criii. Fanno sempre una porta di fronte all’altra perché il vento. Entrata. Uscita. È CON SINCERO RAMMARICO CHE ANNUNCIAMO LA SCOMPARSA DI UN EMINENTE CITTADINO DUBLINESE.  Macchine. Ti riducono in briciole un uomo se lo afferrano. Oggi governano il mondo. COME SI PRODUCE UN GRANDE ORGANO QUOTIDIANO. Un settimanale si regge sulle inserzioni pubblicitarie e sulle rubriche accessorie e non sulle notizie stantìe della gazzetta ufficiale. La nota personale S.T.F. Soprattutto tante fotografie.

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IL MIO ESAGERAME INTORNO ALLA FATTORIZZAZIONE PER L’INCASTRAZIONE DELL’ULISSE #4

ovvero ecco le frasi che ho sottolineato (a puntate) durante la lettura dell’ Ulisse di James Joyce – mentre un Buddha indifferente con gli occhi socchiusi lo ascolta dire a voce alta

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Molly mi disse una volta che glielo chiesi. Io ho sbagliato: cioè no: io ho sofferto, è. E quell’altra? Il nostro re inchiodato. Puniscimi, per favore. La donna muore dalla voglia di. E io scscscscsc. E voi avete ciaciaciacia? E perché? Devono essere gente con la testa sulle spalle quei signori di Roma: dirigono tutto lo spettacolo. Gli alchimisti. Aq. Dist. Fol. Laur. Te Virid. Ce n’è abbastanza qui da cloroformizzarti. Nutre la pelle. Anch’io credo che io. Sì, io. Unire l’utile al dilettevole. Ti senti fresco per tutto il giorno. Buon giorno, avete usato il sapone Pears? Adocchiò il manifesto a ferro di cavallo sopra il cancello del parco del college: ciclista piegato in due come un merluzzo in pentola. Pessima pubblicità. Pieno di suo figlio. Ha ragione. Qualcosa da lasciare in retaggio. Se il piccolo Rudy fosse vissuto. Mio figlio. Me nei suoi occhi. Strana sensazione sarebbe. Uscito da me. Un mero caso. Molly. Milly. Stessa cosa diluita. Sì, sì: donna anche lei. Vita. Vita. Non perdete questa occasione. Sia fatta la tua volontà. Il tempo cambia, disse piano. Ci voleva per la campagna, disse Mr Power. Caratteri d’inchiostro presto sbiaditi sulla carta gualcita che si lacera. All’età di 88 anni dopo lunga e penosa malattia. Tabelloni. Cartelloni lucidi ancora umidi per la prossima settimana. Se non è zuppa è pan bagnato. Quella parola, canoro, che rendeva bene l’idea. Mentre svoltavano in Berkeley street un organetto vicino alla Vasca mandò loro incontro e appresso una canzonetta stridula sbarazzina da varietà. Cappa e doppia elle i greca. Commercio di carne morta. Molto meglio tappare tutti gli orifizi. Sì, anche. Con la cera. Lo sfintere rilassato. Sigillare tutto. Benché lontano dagli occhi, disse Mr Dedalus, dal cuor non è lontano. Un caso raccapricciante. È il principio della giustizia. Meglio che sfuggano 99 rei piuttosto che un innocente sia condannato a torto. Testa d’uomo trovata in un giardino. L’arma del delitto. Indizi. Disposta l’esumazione della salma. Sarà fatta luce. Bisogna stare attenti con le donne. Funerali in tutto il mondo dovunque ogni minuto. Dicono i saggi. Ci sono più donne che uomini a questo mondo. Ci deve essere un’iradiddio di gas malsano in giro. I macellai per esempio: assomigliano a bistecche crude. Mi fa male la rotula. Ahi. Ora va meglio. È tutto scritto: è tenuto a farlo. Spruzzano sonno da quel coso. Ma deve pur dir qualcosa. La ri la ra la ri la ra la ra. Mio Dio, qui non devo canterellare. Credo che sia in cielo, se il cielo esiste. Massone, credo: non sono sicuro. La lingua naturalmente era un’altra cosa. Ce n’è un sacco distesi qui intorno: polmoni, cuori, fegati. Vecchie pompe arrugginite: al diavolo tutto il resto. La resurrezione e la vita. Quando sei morto sei morto. Alzatevi! L’ultimo giorno! E poi ognuno a cercarsi il fegato e le budella e tutti gli annessi e connessi. Con il tuo trallallera, trallallà.


IL MIO ESAGERAME ATTORNO ALLA SFATTANZA PER L’INCANTAMENTO DELL’ULISSE #3

ovvero ecco le frasi che ho sottolineato (a puntate) durante la lettura dell’ Ulisse di James Joyce – in base alla ricostruzione fornita dai militari dell’arma, l’uomo, palesemente ubriaco, disturbava a Trieste gli avventori del bar

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Una nuvola cominciò a coprire il sole del tutto lentamente tutto. Sodoma, Gomorra, Edom, tutti nomi morti. Essere vicino alla sua ampia carne calda di letto. Sì, sì. Chissà se lo pronuncia bene: voglio. C’è una parola che ti volevo chiedere. Metempsicosi, disse, aggrottando i sopraccigli. È greco: viene dal greco. Vuol dire la trasmigrazione delle anime. Crudeltà, ecco che cos’è in fondo. Animali drogati. Gli disarticolano le ossa da giovani così metempsicosano. Reincarnazione: ecco la parola. Scusa la calligrafia, ho furia. Lo capì fin dal principio che il povero Rudy non sarebbe vissuto. Mah, Dio è buono, signore. Lo capì subito. Ora avrebbe 11 anni se fosse vissuto. Teatro di varietà. Poi rilesse la lettera: 2 volte. Gli piaceva leggere sulla seggetta. L’autore è stato pagato in ragione di una ghinea a colonna. Ora stampano qualsiasi cosa. Potrei mettere insieme un bozzetto. Inventare una storia su qualche proverbio quale? Una volta avevo l’abitudine di scrivermi sul polsino quel che lei diceva vestendosi. Strappò bruscamente metà del racconto a premio e ci si nettò. Seppellirlo a buon mercato in un comesichiama. Con il mio trallallero trallallero trallallero trallalà – e lesse l’etichetta dei pacchetti di stagnola: miscela scelta, qualità sopraffina, miscela per famiglie. Chi sa se è proprio così. Troppo caldo per arrabbiarsi. Influsso del clima. Perché il peso dell’acqua, no, il peso di un corpo dell’acqua è uguale al peso del. O è il volume che è uguale al peso? È una legge del genere o giù di lì. Ma cos’è poi il peso quando si dice il peso? Come camminava quella con le sue salsicce? Press’a poco così. Parlare: come se servisse a aggiustare qualcosa. L’abito non fa il monaco. Le spiacerebbe lasciare il mio nome al funerale? Per quella valigia ci vado matto. Cuoio. Angoli rinforzati, orli ribaditi, chiusura di sicurezza doppia. La mia signora ha appena avuto una. Mr Bloom si fermò all’angolo, gli occhi vaganti sui cartelloni multicolori. Povero papà! Pover’uomo! Voglio e non. Dimmi per piacere cosa vuol poi dire veramente quella parola. Penso spesso al bel nome che hai. Linguaggio dei fiori. Chissà se l’ha scritta da sé –  : paura delle parole, ovvio. Tenerlo? Tenerle. Che profumo usa tua moglie? Come si spiega? Allo stesso modo potrei strappare un assegno di 100 sterline. Un semplice pezzo di carta. Budda il loro dio disteso su un fianco nel museo. Se la piglia con calma con la mano appoggiata sotto la guancia. Bastoncini aromatici accesi. Non come l’Ecce Homo. Corona di spine e croce. Ottima idea S. Patrizio e il trifoglio. Chiudi gli occhi e apri la bocca. Cosa? Corpus. Corpo. Cadavere. Buona idea il latino. Per prima cosa l’imbambola. C’è dietro una grande trovata, il sentimento che il regno di Dio è dentro di voi. Lettere sulla schiena I.N.R.I.? No: I.H.S.


IL MIO ESAGERAME INTORNO ALLA FATTICIZZAZIONE PER L’INCANTAZIONE DELL’ULISSE #2

ovvero ecco le frasi che ho sottolineato (a puntate) durante la lettura dell’ Ulisse di James Joyce – complicato dal senso di colpa e reso tagliente dal sarcasmo

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Per imparare, piuttosto, disse Stephen. Sono qui per leggere le segnature di tutte le cose. Ma lui aggiunge: nei corpi. Chiudi gli occhi e vedrai. Apri gli occhi. No. Gesù! Il ritmo attacca, vedi. Apri gli occhi ora. Lo farò. Un momento. È tutto scomparso da allora? Voglio vedere se posso vedere. Creazione dal nulla. Un aborto con un cordone ombelicale strasciconi. È questa dunque la divina sostanza entro la quale il Padre e il Figlio sono consustanziali? Che si batta tutta la vita contro la contransmagnificagiudotambanzialità. E e e e dicci un po’ Stephen, come sta zio Sì? E quando leggevi 2 pagine per ciascuno di 7 libri ogni sera, eh? Moi je suis socialiste. Je ne crois pas en l’existence de Dieu. Faut pas le dire à mon père. Il croit? Mon père, oui. Mamma morente torna a casa papà. Il tuo postprandiale, la conosci questa parola? Postprandiale. Sei figlio di tuo padre. Riconosco la voce. Il bagno è cosa molto personale. La conosce la vecchia canzone? S’era avvicinato all’orlo del mare –, mentre i piedi ricominciavano ad affondare lentamente in nuove buche. Non ci andrò a dormire quando calerà questa notte. Prendere tutto, tenere tutto. Queste grevi sabbie sono linguaggio che la marea e il vento hanno stacciato qui. Ucci, ucci. Sssento odor d’irlandesucci. Rispetta la sua libertà. Non sarai padrone degli altri o loro schiavo. Non sappiamo che farcene delle tue astrusaggini medievali. La verità, sputala fuori. Lo vorrei. Proverei. Non sono un gran nuotatore. Vedi la marea che rifluisce prestamente da tutte le parti. Qui giace il corpo d’un povero corpodicane. I semplici piaceri dei poveri. Chi mai dovechessia leggerà queste parole scritte? Segni in campo bianco. Voi trovate oscure le mie parole. L’oscurità è nelle vostre anime, non vi pare? Più flautata. Ascolta: una frase ondosa di 4 parole: siisuu, hrss, rssiiiss uuus. Dio diventa uomo diventa pesce diventa oca bernacla diventa montagna del letto di piuma. Morte marina, la più mite di tutte le morti note all’uomo. Il Vecchio Padre Oceano. Prix de Paris: guardarsi dalle imitazioni. Provare per credere. Ci siamo divertiti immensamente. Di tutto quel lieto anno nuovo, mammà, taratà, taratà, taratà! Kinch sdentato, il superuomo. Perché mai, vorrei sapere, o c’è forse un significato? Gli piaceva la spessa minestra di rigaglie, gozzi piccanti, un cuore ripieno arrosto, fette di fegato impanate e fritte, uova di merluzzo fritte. Vengo dalla gavetta, signore, e ne sono fiero. La scritta sudaticcia nell’interno del cappello gli disse muta: Plasto i migliori capp. Vagabondare tutto il giorno. Abbicci dieffegi cappellemmenne opicu errestiuvu vu doppio. Ecco come-si-chiama che esce da. Come va? Non mi vede. Così in cielo come in terra.


IL MIO ESAGERAME ATTORNO ALLA FATTIVIZZAZIONE PER L’INCAMINAZIONE DELL’ULISSE #1

ovvero ecco le frasi che ho sottolineato (a puntate) durante la lettura dell’Ulisse di James Joyce, opera capitale del ‘900 che bla bla bla bla bla bla – un raffronto completamente basato sul testo (mi sembra che se ne sia parlato sempre pochino, dei metodi di composizione che agiscono concretamente nell’Ulisse) – la prima parte del lavoro è basata sulla storica traduzione De Angelis/Melchiori (Mondadori: 1960); poi passerò alla nuova traduzione Terrinoni/Bigazzi (Newton Compton: 2012), sperando di arrivare anche alla versione di Gianni Celati

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Musica adagio, di grazia. Chiudete gli occhi, rispettabile pubblico. Silenzio, a tutti. Il mare è proprio come dice Algy: una dolce madre grigia, no? Il mare verdemoccio. Il mare scrotocostrittore. Stephen si chinò avanti e scrutò lo specchio a lui offerto, rigato da un’obliqua incrinatura, ritti i capelli. Come mi vedono lui e gli altri. Chi mi ha scelto questa faccia? Questo corpo d’un cane da spidocchiare. Lo domanda anche a me. Che cosa? Dove? Non mi ricordo di niente. Ricordo soltanto idee e sensazioni. Perché? Aveva sentito il vecchio Royce cantare – ricordi gli assalivano il cervello rimuginante. No, mamma. Lasciami stare e lasciami vivere. Ora sono un altro eppure sempre lo stesso. Sempre un servo. Il servitore di un servo. È inglese, disse Buck Mulligan, e pensa che dovremmo parlare irlandese in Irlanda. Certo che dovremmo, disse la vecchia, e io mi vergogno di non parlarlo. Mi dicono quelli che se ne intendono che è una gran lingua. Contraddizione. Mi contraddico? Benissimo, sì mi contraddico. – e cominciò a salmodiare con voce quieta beata sciocca. Parrebbe che la colpa sia della storia. E non voglio neanche vedere il mio paese cadere in mano di ebrei tedeschi. Si incamminò per l’erta del sentiero zigzagante. Una voce, dolcecanora e tenuta, lo chiamò dal mare. Ci racconti una storia, professore. Sì, sì, professore. Una storia di fantasmi. Pensiero è il pensiero del pensiero. Chi sa rispondere a un indovinello? Domandò Stephen. La volpe che seppellisce la nonna sotto un cespo di caprifoglio. Lei aveva amato quel debole sangue acquoso trasfuso dal proprio. – demonietti usciti dalla fantasia dei Mori. Amor matris: genitivo soggettivo e oggettivo. Come era nel principio, è ora. Il denaro è potere, – io ho paura di quelle parole grosse, disse Stephen, che ci rendono tanto infelici. Si accomodi. Mi scusi, disse di sopra la spalla, i dettami del senso comune. Un momento solo. La dottrina del laissez faire che tanto spesso nella nostra storia. Concessa un’allusione classica. Ringraziandovi per l’ospitalità nelle vostre colonne. Adesso voglio provare la pubblicità. Mi stia bene a sentire, Mr Dedalus, disse. L’Inghilterra è nelle mani degli ebrei. In tutte le posizioni più in vista: la finanza, la stampa. Ed essi sono il sintomo della decadenza di una nazione. Un mercante, disse Stephen, è uno che compra a poco e rivende a molto, ebreo o gentile che sia, no? Sui gradini della borsa di Parigi uomini dalla pelle dorata che indicavano le quotazioni sulle dita ingemmate. Vana pazienza di accumulare e tesaurizzare. Il tempo avrebbe tutto disperso. La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi. Non è nato per insegnare, mi pare. Forse sbaglio.