HIAWATHA FOTOGRAFA

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di Lewis Carroll ( 1858 )

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le officine di poesia lin continuano il lavoro di traduzione del maestro

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Dalla sua spalla Hiawatha

Prendeva la macchina di palissandro,

Fatta di pieghevole, scorrevole palissandro;

Con ordine montava tutto per bene.

Nella custodia era bella compatta,

Piegata spazio ne occupava quasi niente;

Eppure aprendo le cerniere,

Premendo e tirando giunture e cerniere,

Alla fine sembrava tutta quadrata e rettangolare,

Come una figura complicata

Nel Secondo Libro di Euclide.

        L’appollaiava su un treppiede–

Accucciata sotto la fodera scura–

Allungava la mano, imponendo il silenzio–

Diceva “State immobili adesso, vi prego!”

Mistico, maestoso era il processo.

        Tutta la famiglia in ordine

Seduta davanti a lui per le foto:

Ognuno a turno, mentre metteva a fuoco,

Volontariamente elargiva suggerimenti,

I propri geniali suggerimenti.

        Per primo il Governatore, il Padre:

Suggeriva drappi di velluto

Annodati a un’imponente colonna;

E l’angolo di una tavola,

Di palissandro, da pranzo era la tavola.

Avrebbe impugnato un rotolo di qualcosa,

Impugnato con fermezza nella mano sinistra;

Avrebbe affondato la mano destra

(Come Napoleone) nel suo panciotto;

Avrebbe contemplato la distanza

Con aria inquieta e pensosa,

Come una papera che nella tempesta perisce.

        Grandiosa, eroica era l’idea:

Eppure il ritratto fallì completamente:

Fallì, perché si mosse un pochino,

Si mosse, perché non riuscì a farne a meno.

        Dopo la sua dolce metà prese coraggio;

Lei avrebbe avuto il suo ritratto.

Arrivò vestita oltre ogni descrizione,

Vestita di gioielli e di satin

Troppo splendida anche per una regina.

Piena di grazia sedeva sbilenca,

Con un sorriso a malapena umano,

Impugnando un bouquet

Poco più grande di un cavolo.

Mentre stava lì seduta,

La dama ancora cianciava, cianciava,

Come una scimmia nella foresta.

Sono immobile?” gli chiedeva.

Il mio viso è abbastanza in rilievo?

Devo tenere il bouquet più in alto?

Ma ci verrà poi nella foto?”

E la foto fallì completamente.

        Segue il Figlio, il Fenomeno di Cambridge:

Suggeriva linee curve soavi,

Linee curve a permeare l’intera sua figura,

Che l’occhio potesse seguire avanzare,

Fino a concentrarsi in una spilla,

A concentrarsi in una spilla dorata.

Aveva imparato tutto da Ruskin

(Autore di ‘Le Pietre di Venezia’,

Le sette lampade dell’architettura’,

Pittori moderni’ e di altre cose);

E forse non aveva pienamente

Inteso le idee dell’autore;

Comunque, qualsiasi fosse la ragione,

Fu tutto inutile, ché la foto

Finì in un disastro in toto.

        Segue la figlia primogenita:

Suggeriva molto poco,

chiedeva solo di essere ritratta

Con quell’aria da ‘bellezza passiva’.

        La sua idea di bellezza passiva

Era un occhio sinistro furtivo,

Era un occhio destro cascante,

Era un sorriso che andava sbilenco

Fin su all’angolo delle narici.

        Hiawatha quando lei lo interrogava,

Non dava peso alla domanda,

Guardava come uno che non sente,

Ma, quando esplicita riprovava,

Sorrideva alla sua maniera,

Tossiva e ‘non importa’ diceva,

Si mordeva le labbra e cambiava tema.

        Neanche in questo aveva torto

Ché la foto fallì completamente.

        E così a turno con le altre sorelle.

Per ultimo, toccava al figlio minore:

Parecchio sporchi e folti i capelli,

Parecchio tonda e rossa la faccia,

Parecchio polverosa la giacca

Parecchio nervosi i suoi modi.

E le sorelle opprimenti

A dargli soprannomi irritanti:

Lo chiamavano Johnny, ‘Cocco di papà’,

Lo chiamavano Jacky, ‘Scolaretto Scocciatello’,

E così spaventosa era la foto,

Che a confronto con le altre

Sembrava, sconcertante fantasia,

Quasi riuscita parzialmente.

        Finalmente il mio Hiawatha

Dissestò tutta la tribù,

(‘Raggruppò’ non è la giusta espressione)

E, con un colpo di fortuna,

Alla fine venne una foto

Dove tutte le facce uscirono bene:

Ciascuno ora aveva un’immagine perfetta.

        Allora si riunirono tutti a insultare,

A insultare senza freni,

La foto peggiore e più schifosa

Che avessero mai potuto immaginare.

Provocare queste strane espressioni–

Tetre, stupide, insolenti espressioni.

Qualcuno davvero ci ritrarrebbe

(Qualcuno che non ci conosce è chiaro)

Come i più sgradevoli del circondario!’

(Hiawatha pareva pensarlo,

Pareva pensarla cosa non improbabile).

Tutte insieme risuonarono le voci,

Rabbiose, chiassose, discordanti voci,

Come cani che ululavano in concerto,

Come gatti a lamentarsi in coro.

        Ma la pazienza del mio Hiawatha,

La sua pazienza e la cortesia

Svanirono inspiegabilmente,

E abbandonò quell’allegra brigata.

Non li abbandonò lentamente,

Con la calma decisione,

L’intensa decisione

Di un artista fotografico:

Ma li abbandonò in fretta,

Li abbandonò in tutta fretta,

Dichiarando che non avrebbe più sopportato

Dichiarando con parole enfatiche

Ciò che prima aveva sopportato.

In fretta riempì tutte le scatole:

In fretta il facchino fece scorrere

Su una carretta tutte le scatole:

In fretta prese il biglietto,

In fretta il treno lo accolse:

In questo modo partì Hiawatha.

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LA CACCIA AL SERPUALO #10

ottavo canto

svanire

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Lo cercarono coi ditali, lo cercarono con attenzione;

Lo inseguirono con forchette e speranza;

Lo minacciarono con un binario della stazione;

Lo incantarono con sorrisi e sapone a oltranza.

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Tremavano al pensiero che la caccia potesse fallire,

E il Castoro, finalmente eccitato,

Saltellava sulla punta della coda per svilire

La luce di un giorno ormai passato.

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C’è Come-si-chiama che grida!” disse il Banditore.

Sta gridando come un pazzo, ascoltate un pochino!

Fa segni con le mani, scuote la testa con stupore,

Di certo ha un Serpualo nel mirino!”.

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Tutti guardarono incantati, mentre il Macellaio esclamava,

È sempre stato un disperato mattacchione!”.

L’osservarono – il loro Fornaio – l’eroe senza nome

Che in cima a una roccia se ne stava,

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Eretto e grandioso, per un attimo glorioso.

L’attimo seguente, quella selvaggia figura

(Come colpita in una rissa) affondava nell’abisso,

Mentre aspettavano pieni di paura.

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È un Serpualo!” è il primo suono che ascoltate,

Quasi troppo bello per essere vero laggiù.

Poi seguì un torrente di applausi e risate:

Poi le inquietanti parole, “È un Boo –”.

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Poi, silenzio. Qualcuno immaginò di sentire nell’aria

Un esausto, vagabondo sospiro

Che suonava tipo “– Jum!” ma c’è chi dichiara

Fosse solo una brezza là in giro.

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Cercarono finché fece buio, ma non riuscirono a trovare

Né un bottone, una piuma, o una traccia in regalo

Che permettesse loro di testimoniare

Dove il Fornaio incontrò il Serpualo.

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In mezzo alla parola che provò a pronunciare,

In mezzo alle risate e all’allegria,

Dolcemente e all’improvviso svanì via –

Perché, vedete, il Serpualo era un Boojum da evitare.

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FINE


LA CACCIA AL SERPUALO #9

settimo canto

il destino del banchiere

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Lo cercarono coi ditali, lo cercarono con attenzione;

Lo inseguirono con forchette e speranza;

Lo minacciarono con un binario della stazione;

Lo incantarono con sorrisi e sapone a oltranza.

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E il Banchiere, ispirato da un insolito coraggio,

Che fu materia dell’attenzione generale,

Sfrecciò folle e svanì come un miraggio

Per scovare il Serpualo tale e quale.

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Ma mentre cercava con ditali e attenzione

Un Bandrappo rapidamente si doveva avvicinare

E afferrò il Banchiere, che gridò per la disperazione,

Perché sapeva che era inutile scappare.

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Gli offrì un forte sconto – gli offrì un assegno

(«al portatore») di 7 sterline e un decino:

Ma il Bandrappo allungò il collo senza ritegno

E riafferrò il Banchiere in declino.

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Senza pause o riposo – mentre quelle fauci frumiose

Selvaggiamente scattavano qua e là

Se la svignò e saltò, e si agitò e cascò,

Finché alla fine svenne in verità.

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Il Bandrappo fuggì appena vide gli altri in rilievo

Guidati da quel grido di dolore-terrore:

E il Banditore rimarcò, “Proprio come temevo!”

E solenne scampanellò con onore.

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Aveva la faccia nera, e loro trovarono a fatica

La minima somiglianza con ciò che era prima:

Dallo spavento era diventata bianca la sua blusa antica –

Cosa meravigliosa da mettere in rima!

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Nell’orrore generale di chi era presente

Si alzò vestito elegante da sera,

E spocchioso provò a dire sgraziatamente

Ciò che la lingua proprio non poteva.

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Sprofondò su una sedia – preparando la commedia –

E cantò in toni parodiani

Parole che erano sicura spia della sua follia,

Mentre scuoteva un paio d’ossa con le mani.

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Lasciatelo al suo destino – ormai è tardi, poverino!”

Il Banditore esclamò nel terrore.

Abbiamo perso mezza giornata. Un’altra azione ritardata,

E un Serpualo non lo pigli col buio, nossignore!”.


LA CACCIA AL SERPUALO #8

sesto canto

il sogno dell’avvocato

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Lo cercarono coi ditali, lo cercarono con attenzione;

Lo inseguirono con forchette e speranza;

Lo minacciarono con un binario della stazione;

Lo incantarono con sorrisi e sapone a oltranza.

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Ma l’Avvocato, stanco di dimostrare inutilmente

Che a far merletti il Castoro sbagliava,

S’addormentò, e in sogno vide chiaramente

La creatura che la fantasia gli infestava.

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Sognò di trovarsi in un tribunale evanescente

Dove il Serpualo, inforcato un monocolo sottile,

Indossava toga, fascia, parrucca, e difendeva un porco

Dall’accusa di diserzione di porcile.

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I testimoni provarono, senza errore,

Che il porcile era deserto quando fu ritrovato:

E il Giudice spiegò la posizione legale

Con suono morbido e riservato.

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Le accuse non furono con chiarezza espresse,

E il Serpualo aveva cominciato,

E parlò per 3 ore, prima che qualcuno intendesse

Di che cosa il porco fosse indagato.

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Nella Giuria si formarono opinioni diverse,

(Già molto prima della lettura dell’accusa),

E parlarono tutti insieme, così ognuno di loro perse

Ciò che dicevano gli altri alla rinfusa.

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Dovete sapere” – il Giudice iniziò con mosse posate: ma il Serpualo esclamò, “Cazzate!

Quella legge è proprio demenziale!

Amici miei, lasciatemi dire che la questione portante è proibire

Che qui si utilizzi un antico diritto feudale.

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In materia di Tradimento il porco si accuserebbe, lo dichiaro,

di aver Concorso, ma a fatica di Favoreggiamento:

Mentre l’accusa di Insolvenza cade, è chiaro,

Se accordate l’eccezione «mai un indebitamento».

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La faccenda della Diserzione non la discuterò nemmeno:

Ma il reato, come confido, è eliminato

(In relazione ai costi di un tribunale strapieno)

Dall’Alibi che è stato confermato.

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Il destino del mio cliente ora dipende dai vostri voti”.

Ora è il turno del relatore seduto al proprio posto – 

Rivolto al Giudice si riferiva ad appunti remoti

Ricapitolando brevemente il caso esposto.

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Ma il Giudice disse di non aver mai ricapitolato;

Così il Serpualo se ne incaricava,

Ricapitolando così bene che ci aveva associato

Anche ciò che nessun testimone pensava!

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Richiesto il verdetto, la Giuria declinò l’invito,

Ché la parola era troppo confusa da spiegare;

Ma osarono sperare che al Serpualo fosse gradito

Incaricarsi di quel dovere senza farsi pregare.

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Così il Serpualo emise il verdetto, anche se, lo riconosceva,

Le fatiche di giornata lo avevano esaurito:

Appena sentita la parola «COLPEVOLE!» la Giuria gemeva,

Qualcuno cadde a terra impietrito.

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Dopo la sentenza, il Giudice era veramente

Troppo nervoso per esprimere un suono:

Quando si levò in piedi, c’era un silenzio opprimente,

La caduta di uno spillo pareva un tuono.

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Deportazione a vita” fu la sentenza che diede,

E 40 sterline di multa a seguire”.

La Giuria applaudiva, anche se il Giudice disse in fede

Che legalmente il giudizio faceva impallidire.

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L’esultanza selvaggia fu frenata all’improvviso

Quando il carceriere li informò, piangendo,

Che la sentenza non aveva un effetto deciso,

In quanto il porco era morto da tempo.

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Il Giudice lasciò la Corte, pareva disgustato:

Ma il Serpualo, seppure un po’ sorpreso,

(Come il legale che ci avevano mandato)

Se ne andò via mugghiando incompreso.

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Così sognò l’Avvocato, mentre il mugghiare sembrava

Diventare ogni momento più chiaro:

Finché si svegliò al rintocco di chi furioso scampanava,

Il Banditore accanto al suo orecchio ignaro.


LA CACCIA AL SERPUALO #7

quinto canto

la lezione del castoro

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Lo cercarono coi ditali, lo cercarono con attenzione;

Lo inseguirono con forchette e speranza;

Lo minacciarono con un binario della stazione;

Lo incantarono con sorrisi e sapone a oltranza.

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Poi il Macellaio escogitò un piano ingegnoso

Per preparare una sortita separata;

E l’aveva fissata in un luogo insidioso,

Una vallata tetra e desolata.

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Proprio lo stesso piano venne in mente al Castoro:

Aveva scelto proprio lo stesso luogo;

Eppure nessuno dei due tradì, con segno muto o sonoro,

Il disgusto che sul viso trovava sfogo.

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Al Serpualo ciascuno pensò di pensare

E al glorioso lavoro del giorno;

E ciascuno provò a fingere di non notare

Che anche l’altro ci girava intorno.

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Ma la valle si restringeva ancora più stretta,

E la sera diventava più fredda e oscura,

Finché (per puro nervosismo, non per ricetta)

Marciarono insieme con precisa andatura.

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Quindi un urlo, acuto e vigoroso, lacerò il cielo turbinoso,

E capirono che il pericolo non era poi lontano:

Il Castoro impallidì fino alla punta della coda,

E perfino il Macellaio si sentì un po’ strano.

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Pensò alla sua infanzia, tanto lontana lontana –

Quello stato beato e innocente –

Il suono preciso la mente richiama

Una matita su lavagna stridente!

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È la voce del Jubjub!” gridò all’improvviso.

(Quest’uomo, meglio noto come “Ciucciarone”.)

Come direbbe il Banditore”, aggiunse deciso,

Ho espresso la prima volta la questione.

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È la nota del Jubjub! Tenete il conto, vi scongiuro;

Scoprirete che per la seconda volta l’ho affermato.

È la canzone del Jubjub! L’esame è sicuro,

Ora che la terza volta l’ho dichiarato”.

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Il Castoro aveva contato con scrupolosa cura,

Accompagnando ogni parola:

Ma si perse d’animo, disperandosi oltremisura

Quando la terza ripetizione gli uscì dalla gola.

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Sentiva che, nonostante l’impegno, ancora

In qualche modo perdeva sempre il conto,

E poteva solo spremersi le meningi ora

Per avere il totale pronto.

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2 e ci aggiungo 1 – se ce la fa qualcuno”.

Disse, “con i pollici e le dita!”.

Ricordando col pianto come, nei suoi primi anni d’incanto,

La fatica dei calcoli era bandita.

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La cosa si può fare”, disse il Macellaio, “Credo

Che si debba fare, anzi son sicuro.

La cosa sarà fatta! Carta e penna ti chiedo,

Se ce la fai in poco tempo è oro puro”.

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Il Castoro portò carta, penne, pergamena,

E inchiostro in quantità industriale:

Intanto strane creature striscianti entravano in scena

Guardandoli con occhio irreale.

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Il Macellaio non se ne accorse, era così preso

Che scriveva con una penna in ogni mano,

Spiegando tutto in modo semplice e disteso

Così il Castoro non ascoltava invano.

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Prendiamo il 3 come materia di lezione –

Un numero comodo da stabilire –

Aggiungiamo 7, e 10, poi moltiplicazione

Per 1000 meno 8 per finire.

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Il risultato poi lo dividiamo, come vedi,

Per 900 e 90 e 2

Dopo togliamo 17, ecco la risposta che chiedi

Esatta e perfetta per ambedue.

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Il metodo impiegato lo spiegherei con piacere,

Mentre ce l’ho così chiaro nella testa,

Se io ne avessi il tempo e tu il mestiere –

Molto altro da dire ancora resta.

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In un momento ho visto quel che è stato finora

Sviluppato nel segreto più abissale,

E senza tariffa extra ti darò ancora

Una lezione di Storia Naturale”.

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Nel suo modo gioviale continuò a parlare

(Dimenticando del tutto ogni decenza,

E che quel dare istruzioni, senza introduzioni,

Avrebbe causato in Società turbolenza).

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Di indole il Jubjub è un uccello disperato,

Dal momento che vive una passione infinita:

Il suo gusto nel vestire è proprio strampalato –

Anticipa di secoli la moda appena uscita:

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Però riconosce l’amico già incontrato:

E mai a una lusinga si abbandona:

Nelle serate benefiche all’entrata è schierato,

Per riscuotere – ma non offre neanche una corona.

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Quando è cotto il suo sapore è più squisito

Del montone, o delle ostriche, o delle uova:

Secondo alcuni si mantiene in avorio rifinito,

Secondo altri, col mogano si prova.

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Puoi condirlo nella colla e bollirlo con la segatura:

Condensarlo con cavallette e nastro adesivo:

Senza perdere di vista obiettivo e struttura –

Preservando cioé la simmetria del motivo”.

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Il Macellaio avrebbe parlato fino al giorno a venire,

Ma sentì che la lezione ormai era completa,

E pianse con gioia provando a dire

Che provava per il Castoro un’amicizia concreta.

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Il Castoro confessò, con sguardi devoti

Ancora più eloquenti di un bel pianto,

Di aver imparato in 10 minuti più che sui libri ignoti

Che aveva letto per 70 anni affranto.

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Tornarono mano nella mano, e il Banditore, provando invano

(Per un momento) a placar l’emozione,

Disse, “Questo ripaga ampiamente ogni giorno pezzente

Che abbiamo passato sull’oceano sballone!”.

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Amici così, come Il Macellaio e il Castoro,

Veramente di rado ne ho conosciuti:

In inverno o in estate, lo stesso tesoro –

Non li incontri da soli neanche svenuti”.

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E quando nasce una lite – come accade di frequente

Che le liti nascano, contro ogni furbizia –

Il canto del Jubjub ritornava alla mente,

Cementando per sempre la loro amicizia!


LA CACCIA AL SERPUALO #6

quarto canto

la caccia

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Il Banditore sembrava ruderbero, e corrugò la fronte,

Se solo avessi parlato in precedenza!

È estremamente inelegante parlarne adesso, che all’orizzonte

C’è il Serpualo, come dire, già in partenza!

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Ci deprimeremmo tutti quanti, stanne certo,

Se non ti vedessimo mai più –

Però, amico mio, all’inizio del nostro viaggio sofferto,

Non potevi consigliarci laggiù?

.

È estremamente inelegante parlarne adesso –

Come penso di aver già rimarcato”.

E l’uomo che chiamavano “Oi!” replicò, un po’ sommesso,

Il giorno che ci siamo imbarcati ti ho informato.

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Potete accusarmi di omicidio – o di deficienza mentale –

(Capitano a tutti momenti delicati):

Ma simulare il falso con leggerezza abituale

Non è mai stato tra i miei reati!

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L’ho detto in ebraico – l’ho detto in olandese –

L’ho detto in tedesco e in greco antico;

Ma ho del tutto scordato (e molto mi offese)

Che è l’inglese la lingua dell’amico!”.

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Che storia pietosa”, disse il Banditore, il cui viso

Si allargava a ogni parola;

Ma, ora che le tue ragioni hai esposto deciso,

Dibattere ancora sarebbe una tagliola.

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Il resto del discorso” (spiegò agli uomini suoi)

Lo sentirete quando avrò il tempo di farlo.

Ma il Serpualo è vicino, di nuovo lo dico a voi!

Il vostro glorioso dovere è cercarlo!

.

Cercarlo coi ditali, cercarlo con attenzione;

Inseguirlo con forchette e speranza;

Minacciarlo con un binario della stazione;

Incantarlo con sorrisi e sapone a oltranza!

.

Poiché il Serpualo è una particolare creatura,

Che non sarà catturata in maniera banale.

Fate tutto ciò che sapete, provate ciò che non sapete se dura:

Non si può sprecare quest’occasione speciale!

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L’Inghilterra ci aspetta – mi trattengo dal continuare:

È una sentenza tremenda, ma scontata:

Fareste meglio a afferrare quel che può bisognare

Equipaggiatevi per la lotta armata”.

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Così il Banchiere firmò un assegno in bianco (che poi sbarrò),

E cambiò le monete in obbligazioni.

Il Fornaio con cura sistemò basette e capigliatura,

Scrollando la polvere dai suoi giacconi.

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Il Lustrascarpe e il Mediatore affilavano una clava –

Lavorando alla macina d’accordo;

Ma il Castoro continuava a far merletti, e dimostrava

Nessun interesse a stare a bordo:

.

L’Avvocato faceva appello al suo orgoglio prediletto,

E inutilmente continuava a citare

Un certo numero di casi, nei quali fare un merletto

Era un divieto da non violare.

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Il creatore di Berretti ferocemente progettava

Un’insolita disposizione dei fiocchi di raso:

Intanto il Segnapunti con la mano che tremava

Si stava gessando la punta del naso.

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Ma il Macellaio si voltò nervoso, e si vestì elegante

Con un collare e guanti gialli di capretto –

Disse che si sentiva come a una serata danzante

Il Banditore dichiarò che era un poveretto.

.

Presentami, caro compare”, consigliava

Se succede di incontrarlo nel frattempo!”.

E il Banditore sagace, che la testa ciondolava,

Disse, “Questo dipende dal tempo”.

.

Il Castoro se ne andava saltrionfante,

Vedendo il Macellaio tanto in declino:

E perfino il Fornaio, seppur stupido e tracotante,

Fece uno sforzo per far l’occhiolino.

.

Sii uomo!” disse il Banditore arrabbiato,

Come sentì il Macellaio singhiozzare.

Se incontriamo un Jubjub, l’uccello disperato,

Ci vorrà tutta la nostra forza per lottare!”.



LA CACCIA AL SERPUALO #5

terzo canto

il racconto del fornaio

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Lo rianimarono coi muffin – lo rianimarono col ghiaccio;

Lo rianimarono con mostarda e crescione;

Lo rianimarono con marmellata e un consiglio saggio:

Lo farcirono di indovinelli senza soluzione.

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Quando alla fine si mise seduto e riusciva a parlare,

Si offrì di raccontare la sua triste storia;

E il Banditore gridò “Silenzio! Neanche un fischio voglio ascoltare!”

E suonò la campanella con boria.

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C’era silenzio assoluto! Non un urlo, non un rumore,

A stento un mugolio o un borbottio strano,

Non appena l’uomo che chiamavano “Ou!” raccontò la sua storia di dolore

In tono antidiluviano.

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Mio padre e mia madre erano onesti, anche se molto poveri –”.

Sta parte saltala!” gridò in fretta il Banditore.

Appena la sera porta il buio in regalo, non hai chance con un Serpualo –

Perdere anche un minuto sarebbe un errore!”.

.

Allora salto 40 anni”, disse il Fornaio, piangendo come un vitello,

E procedo senza più divagare

Fino al giorno in cui mi hai preso a bordo del battello

Per aiutare il Serpualo a catturare.

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Un mio caro zio (da cui il nome ho preso)

Rimarcò, mentre gli dicevo addio –”.

E saltala la parte dello zio!” il Banditore esclamò sorpreso,

Suonando la campanella con un brusio.

.

Rimarcò dunque a me”, riprese il più gentile degli umani,

«Se il tuo Serpualo è un Serpualo, il dubbio è poco:

Portatelo a casa con qualche trovata – puoi servirlo con l’insalata,

Ed è perfetto per accendere un fuoco.

.

«Puoi cercarlo con i ditali – e cercarlo con attenzione;

Puoi dargli la caccia con forchette e speranza;

Puoi minacciarlo con un binario della stazione;

Puoi incantarlo con sorrisi e sapone a oltranza–»”.

.

(“Ecco il metodo esatto,” il Banditore spericolato

Fra frettolose parentesi gridava,

Ecco la maniera in cui mi hanno sempre informato

Di come un Serpualo si catturava!”)

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«Tuttavia, radioso nipote, stai bene attento,

Se il tuo Serpualo è un Boojum! In quel caso

Dolcemente e all’improvviso sparirai in un momento,

E di incontrarlo mai più sarai persuaso!»

.

È questo, è questo che l’anima mia srotola,

Quando penso alle ultime parole del parente:

E il mio cuore sembra quasi una ciotola

Che trabocca di latte fetente!

.

È questo, è questo –”. “L’abbiamo capito, ascolta!”.

Il Banditore disse sdegnato.

E il Fornaio replicò, “Lasciamelo dire un’altra volta.

È questo, è questo che mi ha scioccato!

.

Il Serpualo affronto – ogni notte dopo il tramonto –

Nel sogno in una lotta delirante:

Lo servo con l’insalata in quella scena annebbiata,

E lo uso per accendere un fuoco traballante;

.

Ma se mai incontrassi un Boojum, quel giorno,

In un momento (di questo son sicuro),

Dolcemente e all’improvviso mi leverei di torno –

È un’idea che non posso sopportare, giuro!”.