IL MIO ESAGERAME ATTORNO ALLA FATTIVIZZAZIONE PER L’INCAMINAZIONE DELL’ULISSE #1

ovvero ecco le frasi che ho sottolineato (a puntate) durante la lettura dell’Ulisse di James Joyce, opera capitale del ‘900 che bla bla bla bla bla bla – un raffronto completamente basato sul testo (mi sembra che se ne sia parlato sempre pochino, dei metodi di composizione che agiscono concretamente nell’Ulisse) – la prima parte del lavoro è basata sulla storica traduzione De Angelis/Melchiori (Mondadori: 1960); poi passerò alla nuova traduzione Terrinoni/Bigazzi (Newton Compton: 2012), sperando di arrivare anche alla versione di Gianni Celati

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Musica adagio, di grazia. Chiudete gli occhi, rispettabile pubblico. Silenzio, a tutti. Il mare è proprio come dice Algy: una dolce madre grigia, no? Il mare verdemoccio. Il mare scrotocostrittore. Stephen si chinò avanti e scrutò lo specchio a lui offerto, rigato da un’obliqua incrinatura, ritti i capelli. Come mi vedono lui e gli altri. Chi mi ha scelto questa faccia? Questo corpo d’un cane da spidocchiare. Lo domanda anche a me. Che cosa? Dove? Non mi ricordo di niente. Ricordo soltanto idee e sensazioni. Perché? Aveva sentito il vecchio Royce cantare – ricordi gli assalivano il cervello rimuginante. No, mamma. Lasciami stare e lasciami vivere. Ora sono un altro eppure sempre lo stesso. Sempre un servo. Il servitore di un servo. È inglese, disse Buck Mulligan, e pensa che dovremmo parlare irlandese in Irlanda. Certo che dovremmo, disse la vecchia, e io mi vergogno di non parlarlo. Mi dicono quelli che se ne intendono che è una gran lingua. Contraddizione. Mi contraddico? Benissimo, sì mi contraddico. – e cominciò a salmodiare con voce quieta beata sciocca. Parrebbe che la colpa sia della storia. E non voglio neanche vedere il mio paese cadere in mano di ebrei tedeschi. Si incamminò per l’erta del sentiero zigzagante. Una voce, dolcecanora e tenuta, lo chiamò dal mare. Ci racconti una storia, professore. Sì, sì, professore. Una storia di fantasmi. Pensiero è il pensiero del pensiero. Chi sa rispondere a un indovinello? Domandò Stephen. La volpe che seppellisce la nonna sotto un cespo di caprifoglio. Lei aveva amato quel debole sangue acquoso trasfuso dal proprio. – demonietti usciti dalla fantasia dei Mori. Amor matris: genitivo soggettivo e oggettivo. Come era nel principio, è ora. Il denaro è potere, – io ho paura di quelle parole grosse, disse Stephen, che ci rendono tanto infelici. Si accomodi. Mi scusi, disse di sopra la spalla, i dettami del senso comune. Un momento solo. La dottrina del laissez faire che tanto spesso nella nostra storia. Concessa un’allusione classica. Ringraziandovi per l’ospitalità nelle vostre colonne. Adesso voglio provare la pubblicità. Mi stia bene a sentire, Mr Dedalus, disse. L’Inghilterra è nelle mani degli ebrei. In tutte le posizioni più in vista: la finanza, la stampa. Ed essi sono il sintomo della decadenza di una nazione. Un mercante, disse Stephen, è uno che compra a poco e rivende a molto, ebreo o gentile che sia, no? Sui gradini della borsa di Parigi uomini dalla pelle dorata che indicavano le quotazioni sulle dita ingemmate. Vana pazienza di accumulare e tesaurizzare. Il tempo avrebbe tutto disperso. La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi. Non è nato per insegnare, mi pare. Forse sbaglio.

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