HIAWATHA FOTOGRAFA

.

di Lewis Carroll ( 1858 )

.

le officine di poesia lin continuano il lavoro di traduzione del maestro

.

Dalla sua spalla Hiawatha

Prendeva la macchina di palissandro,

Fatta di pieghevole, scorrevole palissandro;

Con ordine montava tutto per bene.

Nella custodia era bella compatta,

Piegata spazio ne occupava quasi niente;

Eppure aprendo le cerniere,

Premendo e tirando giunture e cerniere,

Alla fine sembrava tutta quadrata e rettangolare,

Come una figura complicata

Nel Secondo Libro di Euclide.

        L’appollaiava su un treppiede–

Accucciata sotto la fodera scura–

Allungava la mano, imponendo il silenzio–

Diceva “State immobili adesso, vi prego!”

Mistico, maestoso era il processo.

        Tutta la famiglia in ordine

Seduta davanti a lui per le foto:

Ognuno a turno, mentre metteva a fuoco,

Volontariamente elargiva suggerimenti,

I propri geniali suggerimenti.

        Per primo il Governatore, il Padre:

Suggeriva drappi di velluto

Annodati a un’imponente colonna;

E l’angolo di una tavola,

Di palissandro, da pranzo era la tavola.

Avrebbe impugnato un rotolo di qualcosa,

Impugnato con fermezza nella mano sinistra;

Avrebbe affondato la mano destra

(Come Napoleone) nel suo panciotto;

Avrebbe contemplato la distanza

Con aria inquieta e pensosa,

Come una papera che nella tempesta perisce.

        Grandiosa, eroica era l’idea:

Eppure il ritratto fallì completamente:

Fallì, perché si mosse un pochino,

Si mosse, perché non riuscì a farne a meno.

        Dopo la sua dolce metà prese coraggio;

Lei avrebbe avuto il suo ritratto.

Arrivò vestita oltre ogni descrizione,

Vestita di gioielli e di satin

Troppo splendida anche per una regina.

Piena di grazia sedeva sbilenca,

Con un sorriso a malapena umano,

Impugnando un bouquet

Poco più grande di un cavolo.

Mentre stava lì seduta,

La dama ancora cianciava, cianciava,

Come una scimmia nella foresta.

Sono immobile?” gli chiedeva.

Il mio viso è abbastanza in rilievo?

Devo tenere il bouquet più in alto?

Ma ci verrà poi nella foto?”

E la foto fallì completamente.

        Segue il Figlio, il Fenomeno di Cambridge:

Suggeriva linee curve soavi,

Linee curve a permeare l’intera sua figura,

Che l’occhio potesse seguire avanzare,

Fino a concentrarsi in una spilla,

A concentrarsi in una spilla dorata.

Aveva imparato tutto da Ruskin

(Autore di ‘Le Pietre di Venezia’,

Le sette lampade dell’architettura’,

Pittori moderni’ e di altre cose);

E forse non aveva pienamente

Inteso le idee dell’autore;

Comunque, qualsiasi fosse la ragione,

Fu tutto inutile, ché la foto

Finì in un disastro in toto.

        Segue la figlia primogenita:

Suggeriva molto poco,

chiedeva solo di essere ritratta

Con quell’aria da ‘bellezza passiva’.

        La sua idea di bellezza passiva

Era un occhio sinistro furtivo,

Era un occhio destro cascante,

Era un sorriso che andava sbilenco

Fin su all’angolo delle narici.

        Hiawatha quando lei lo interrogava,

Non dava peso alla domanda,

Guardava come uno che non sente,

Ma, quando esplicita riprovava,

Sorrideva alla sua maniera,

Tossiva e ‘non importa’ diceva,

Si mordeva le labbra e cambiava tema.

        Neanche in questo aveva torto

Ché la foto fallì completamente.

        E così a turno con le altre sorelle.

Per ultimo, toccava al figlio minore:

Parecchio sporchi e folti i capelli,

Parecchio tonda e rossa la faccia,

Parecchio polverosa la giacca

Parecchio nervosi i suoi modi.

E le sorelle opprimenti

A dargli soprannomi irritanti:

Lo chiamavano Johnny, ‘Cocco di papà’,

Lo chiamavano Jacky, ‘Scolaretto Scocciatello’,

E così spaventosa era la foto,

Che a confronto con le altre

Sembrava, sconcertante fantasia,

Quasi riuscita parzialmente.

        Finalmente il mio Hiawatha

Dissestò tutta la tribù,

(‘Raggruppò’ non è la giusta espressione)

E, con un colpo di fortuna,

Alla fine venne una foto

Dove tutte le facce uscirono bene:

Ciascuno ora aveva un’immagine perfetta.

        Allora si riunirono tutti a insultare,

A insultare senza freni,

La foto peggiore e più schifosa

Che avessero mai potuto immaginare.

Provocare queste strane espressioni–

Tetre, stupide, insolenti espressioni.

Qualcuno davvero ci ritrarrebbe

(Qualcuno che non ci conosce è chiaro)

Come i più sgradevoli del circondario!’

(Hiawatha pareva pensarlo,

Pareva pensarla cosa non improbabile).

Tutte insieme risuonarono le voci,

Rabbiose, chiassose, discordanti voci,

Come cani che ululavano in concerto,

Come gatti a lamentarsi in coro.

        Ma la pazienza del mio Hiawatha,

La sua pazienza e la cortesia

Svanirono inspiegabilmente,

E abbandonò quell’allegra brigata.

Non li abbandonò lentamente,

Con la calma decisione,

L’intensa decisione

Di un artista fotografico:

Ma li abbandonò in fretta,

Li abbandonò in tutta fretta,

Dichiarando che non avrebbe più sopportato

Dichiarando con parole enfatiche

Ciò che prima aveva sopportato.

In fretta riempì tutte le scatole:

In fretta il facchino fece scorrere

Su una carretta tutte le scatole:

In fretta prese il biglietto,

In fretta il treno lo accolse:

In questo modo partì Hiawatha.

.

<!– bce99120-c63d-4644-95cf-71ef41055781 –>

Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...