LA CACCIA AL SERPUALO #7

quinto canto

la lezione del castoro

.

Lo cercarono coi ditali, lo cercarono con attenzione;

Lo inseguirono con forchette e speranza;

Lo minacciarono con un binario della stazione;

Lo incantarono con sorrisi e sapone a oltranza.

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Poi il Macellaio escogitò un piano ingegnoso

Per preparare una sortita separata;

E l’aveva fissata in un luogo insidioso,

Una vallata tetra e desolata.

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Proprio lo stesso piano venne in mente al Castoro:

Aveva scelto proprio lo stesso luogo;

Eppure nessuno dei due tradì, con segno muto o sonoro,

Il disgusto che sul viso trovava sfogo.

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Al Serpualo ciascuno pensò di pensare

E al glorioso lavoro del giorno;

E ciascuno provò a fingere di non notare

Che anche l’altro ci girava intorno.

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Ma la valle si restringeva ancora più stretta,

E la sera diventava più fredda e oscura,

Finché (per puro nervosismo, non per ricetta)

Marciarono insieme con precisa andatura.

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Quindi un urlo, acuto e vigoroso, lacerò il cielo turbinoso,

E capirono che il pericolo non era poi lontano:

Il Castoro impallidì fino alla punta della coda,

E perfino il Macellaio si sentì un po’ strano.

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Pensò alla sua infanzia, tanto lontana lontana –

Quello stato beato e innocente –

Il suono preciso la mente richiama

Una matita su lavagna stridente!

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È la voce del Jubjub!” gridò all’improvviso.

(Quest’uomo, meglio noto come “Ciucciarone”.)

Come direbbe il Banditore”, aggiunse deciso,

Ho espresso la prima volta la questione.

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È la nota del Jubjub! Tenete il conto, vi scongiuro;

Scoprirete che per la seconda volta l’ho affermato.

È la canzone del Jubjub! L’esame è sicuro,

Ora che la terza volta l’ho dichiarato”.

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Il Castoro aveva contato con scrupolosa cura,

Accompagnando ogni parola:

Ma si perse d’animo, disperandosi oltremisura

Quando la terza ripetizione gli uscì dalla gola.

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Sentiva che, nonostante l’impegno, ancora

In qualche modo perdeva sempre il conto,

E poteva solo spremersi le meningi ora

Per avere il totale pronto.

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2 e ci aggiungo 1 – se ce la fa qualcuno”.

Disse, “con i pollici e le dita!”.

Ricordando col pianto come, nei suoi primi anni d’incanto,

La fatica dei calcoli era bandita.

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La cosa si può fare”, disse il Macellaio, “Credo

Che si debba fare, anzi son sicuro.

La cosa sarà fatta! Carta e penna ti chiedo,

Se ce la fai in poco tempo è oro puro”.

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Il Castoro portò carta, penne, pergamena,

E inchiostro in quantità industriale:

Intanto strane creature striscianti entravano in scena

Guardandoli con occhio irreale.

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Il Macellaio non se ne accorse, era così preso

Che scriveva con una penna in ogni mano,

Spiegando tutto in modo semplice e disteso

Così il Castoro non ascoltava invano.

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Prendiamo il 3 come materia di lezione –

Un numero comodo da stabilire –

Aggiungiamo 7, e 10, poi moltiplicazione

Per 1000 meno 8 per finire.

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Il risultato poi lo dividiamo, come vedi,

Per 900 e 90 e 2

Dopo togliamo 17, ecco la risposta che chiedi

Esatta e perfetta per ambedue.

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Il metodo impiegato lo spiegherei con piacere,

Mentre ce l’ho così chiaro nella testa,

Se io ne avessi il tempo e tu il mestiere –

Molto altro da dire ancora resta.

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In un momento ho visto quel che è stato finora

Sviluppato nel segreto più abissale,

E senza tariffa extra ti darò ancora

Una lezione di Storia Naturale”.

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Nel suo modo gioviale continuò a parlare

(Dimenticando del tutto ogni decenza,

E che quel dare istruzioni, senza introduzioni,

Avrebbe causato in Società turbolenza).

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Di indole il Jubjub è un uccello disperato,

Dal momento che vive una passione infinita:

Il suo gusto nel vestire è proprio strampalato –

Anticipa di secoli la moda appena uscita:

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Però riconosce l’amico già incontrato:

E mai a una lusinga si abbandona:

Nelle serate benefiche all’entrata è schierato,

Per riscuotere – ma non offre neanche una corona.

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Quando è cotto il suo sapore è più squisito

Del montone, o delle ostriche, o delle uova:

Secondo alcuni si mantiene in avorio rifinito,

Secondo altri, col mogano si prova.

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Puoi condirlo nella colla e bollirlo con la segatura:

Condensarlo con cavallette e nastro adesivo:

Senza perdere di vista obiettivo e struttura –

Preservando cioé la simmetria del motivo”.

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Il Macellaio avrebbe parlato fino al giorno a venire,

Ma sentì che la lezione ormai era completa,

E pianse con gioia provando a dire

Che provava per il Castoro un’amicizia concreta.

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Il Castoro confessò, con sguardi devoti

Ancora più eloquenti di un bel pianto,

Di aver imparato in 10 minuti più che sui libri ignoti

Che aveva letto per 70 anni affranto.

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Tornarono mano nella mano, e il Banditore, provando invano

(Per un momento) a placar l’emozione,

Disse, “Questo ripaga ampiamente ogni giorno pezzente

Che abbiamo passato sull’oceano sballone!”.

.

Amici così, come Il Macellaio e il Castoro,

Veramente di rado ne ho conosciuti:

In inverno o in estate, lo stesso tesoro –

Non li incontri da soli neanche svenuti”.

.

E quando nasce una lite – come accade di frequente

Che le liti nascano, contro ogni furbizia –

Il canto del Jubjub ritornava alla mente,

Cementando per sempre la loro amicizia!

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